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Dea Madre e figure maschili PDF Stampa E-mail
Scritto da Grande Madre   
La Dea Madre e le  figure maschili. L'universo cultuale della Dea Madre prevedeva, non sempre, figure maschili, inizialmente descritte come figure plurime o collettive Dattili di Samotracia. L'evoluzione di tali figure e la loro progressiva personificazione individuale sembrano confermare l'idea di un'origine matriarcale della civilizzazione, sia per la forte accentuazione di "figlio della dea madre" - e la dea rimanda alla Dea Madre. La modifica e l'individuazione in senso patriarcale del Pantheon sono attestate in epoca relativamente tarda, quando gli uomini avevano preso coscienza della propria potestà generatrice; sia, infine, per il rapporto misterioso che corre tra la Dea Madre e il suo compagno, caratterizzato dall'essere minore di lei, per età e per poteri, e che spesso si presenta, almeno inizialmente, come una figura di giovane amante, assai simile ad un figlio (si veda in proposito la coppia Cibele-Attis).
  • Nella psicologia di Jung la Dea Madre è una delle potenze numinose dell'inconscio, un archetipo di grande ed ambivalente potenza, distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice.
  • In Erich Neumann, che più di tutti gli allievi di Jung dedicò i propri studi ai vari aspetti del femminile, l'archetipo della Dea Madre (tendenzialmente conservativo e nemico della differenziazione) è il principale ostacolo allo sviluppo del Sé individuale, che per conquistare la propria parte femminile deve sviluppare le proprie capacità di separazione ed autoaffermazione.
  • Più in generale, la figura (o l'archetipo) della Dea Madre riappare non di rado nelle opere creative: dalla figura di Medea, che ha attraversato i secoli da Euripide a Pasolini, alla Regina della Notte del Flauto Magico di Mozart, a certe battute e immagini del cinema di Woody Allen.

Negli uomini primitivi, era sostanzialmente reale la consapevolezza, di considerare la femmina una divinità che generava nuove creature, per questo le dee femmine per millenni, nei pantheon religiosi,  furono le indiscusse signore. 

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Come testimoniano i ritrovamenti di statuine dagli attributi femminili esageratamente evidenziati, e moltissimi disegni e graffiti che riproducono vulve, vagine e seni gonfi di dee in gravidanza, durante il parto o in allattamento. Anche quando fecero l’apparizioni le divinità maschili, il massimo della potenza per questa divinità era  il generare la vita da se stessa, poiché non si conoscevano i meccanismi biologici della fecondazione come oggi noi li conosciamo. La femmina-dea era riconosciuta come fonte di vita e assunse una miriade di forme e di nomi, disseminando il suo culto ai quattro angoli della terra. Alla dea era associato il ciclo lunare e, per analogia con i cicli rigenerativi delle fasi lunari, la morte era vista come momento necessario alla rigenerazione della vita. Il seppellire i morti nella terra, stava ad indicare, venir messi nel ventre della Dea Madre, dalla quale rinascevano, come avveniva per il ciclo vegetale.  Al tempo della Dea Madre essa era venerata sotto la forma trinitaria di fanciulla, di donna gravida e di anziana, tre figure femminili che venivano identificate con le tre fasi lunari mensili.  La Dea Madre fu la prima autentica trinità nella storia religiosa dell'uomo, perché l'unica che riunisce in una sola persona divina tre diverse manifestazioni divine: la femmina impubere (Luna crescente), la femmina fertile (Luna piena), la femmina infeconda (Luna calante).  Ai tempi del culto della Dea Madre la donna, immagine vivente della dea, simile alla Luna, cresceva e decresceva, dall'adolescenza alla senilità, senza soluzione di continuità e la sua perpetuità non era in discussione perché la fanciulla-luna-crescente diveniva madre-luna-piena, e infine vecchia-luna-calante, per sparire dal cielo per qualche giorno e ritornare sotto forma di nuova fanciulla. L'idea di un dio maschile che impersona la vegetazione , che nasce e muore annualmente, sembra essersi formata attorno al quinto millennio a.C., epoca nella quale si cominciò a celebrare con veri e propri riti la nascita e la morte umana e vegetale. Il rito, nel quale i due personaggi principali erano la donna (la Dea Madre) e l'uomo (la vegetazione) doveva ripetere il più fedelmente possibile ciò che accadeva in natura e per questo la rappresentazione della nascita e della morte vegetativa avveniva con drammatico realismo attraverso un sacrificio, quasi sempre umano.

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Dato che la dea, per la sua natura generatrice, doveva per forza essere eterna e non poteva quindi soccombere nel sacrificio, era logico ed appropriato che a morire fosse la divinità maschile/vegetale, che sarebbe rinata l'anno seguente e che era decisamente minore rispetto all'onnipotente divinità femminile/generatrice. Nacque così la prima forma di ierogamia, il matrimonio sacro tra la dea e un giovane dio delle stagioni. Questi, dopo essersi accoppiato a lei con l'unico scopo di arrecarle piacere, doveva morire per lasciare posto, l'anno seguente, ad un nuovo giovane dio.  La dea era immutabile, mentre il suo sposo cambiava ogni anno, e dal momento che, nel frattempo, era inevitabile che ella rimanesse incinta e che partorisse, poteva accadere che qualcuno dei suoi giovani sposi annuali fosse anche un suo figlio. La supremazia femminile durò molto tempo dopo la preistoria e la donna non perse il suo potere divino nemmeno quando gli uomini compresero che, in qualche modo, le nuove nascite avvenivano anche con il loro contributo.
Uno dei più antichi resoconti di ciò che avveniva nella società matrilineare si può rilevare nel mito greco di Edipo, il giovane principe aggredisce il re Laio, suo padre, lo uccide e sposa la regina vedova. La storia,  tramanda quella che era una usanza radicata e cioè che il giovane uccide il vecchio re e ne sposa la vedova, che qui gli è anche madre, per diventare re. Il mito si può leggere in due modi: Edipo è realmente il figlio carnale del vecchio re e di Giocasta, che rappresenta quella che in passato era considerata la Dea Madre, e che pertanto detiene la regalità; la seconda interpretazione potrebbe significare che il giovane principe non è geneticamente figlio dei due monarchi, ma è semplicemente figlio, come tutti i viventi, della Dea Madre, qui rappresentata da Giocasta/regina. In entrambi i casi il mito racconta esattamente ciò che avveniva nelle società matriarcali, così persistendo nella nostra psiche ad emblema del più conosciuto dei complessi freudiani. 

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Molti credono che il matriarcato fosse una società governata da donne,  invece si trattò di una società semplicemente diversa da quella patriarcale, la quale era ed è fondata sul possesso, il controllo e l'uso delle donne e dei figli da parte dell'uomo. La società matriarcale aveva la logica conseguenza dell'adattamento umano all'ambiente, con una precisa distribuzione dei compiti. All'interno della tribù i gruppi famigliari erano composti dalla donna e dai suoi figli, maschi e femmine, queste ultime con la loro prole. La famiglia  matrilineare  era composta dalla matriarca, dai suoi fratelli e sorelle più giovani coi loro figli, i nipoti della prima generazione, dai figli maschi della matriarca, dalle sue figlie femmine e dai figli delle figlie ,i nipoti della seconda generazione. I maschi preparavano e partecipavano alle grandi cacce per procurarsi la carne, che doveva sostenere il gruppo durante i periodi invernali, mentre per il resto dell'anno le donne erano in grado di sopperire alle esigenze del gruppo famigliare con la loro raccolta di erbe, bacche, radici, tuberi, cereali selvatici e con la caccia di piccoli animali. All'interno di questo ordinamento le donne in età fertile avevano rapporti sessuali con i maschi che componevano le famiglie di altre matriarche, ma anche con i maschi del loro stesso gruppo famigliare.
Nella società primitiva si può affermare che fosse proprio così, la donna/divinità, e attorno alla figura femminile gravitava il gruppo familiare. Questo è suffragato dal fatto che le numerosissime rappresentazioni femminili, neolitiche e seguenti, non esisterebbero se la donna non fosse stata tanto venerata da spingere i suoi contemporanei a scolpirla e dipingerla con tanta insistenza, come del resto in futuro, è pensabile che, ci saranno una grande quantità di statue e dipinti di Madonne con o senza Gesù bambino.

Era la donna, che si incaricava dell'approvvigionamento giornaliero. Fu la donna che, con il suo contatto quotidiano con la vegetazione, fu la prima a conoscere le proprietà delle piante, ella imparò a distinguere le piante venefiche, che portavano la morte, da quelle allucinogene, che ampliavano le facoltà della mente. Era la donna che per prima seppe entrare in contatto con il mondo ultraterreno, col mondo degli spiriti e della divinità. Fu la donna che trasmise il suo sapere all'uomo, oltre a nutrire quotidianamente la sua famiglia, sapeva come curare le malattie e le ferite. La società matriarcale, a differenza di quella patriarcale, non sentì l'esigenza di assicurarsi l’uso esclusivo dell’altro sesso, gli accoppiamenti erano liberi, e neppure sentì il bisogno di avere la certezza della paternità, dal momento che erano le madri che provvedevano alla prole. Esse sapevano, ovviamente, che i figli che partorivano provenivano dai loro uteri, a differenza degli uomini, che non avevano la certezza  della paternità. Quando il patriarcato prese il sopravvento divenne essenziale, per l'uomo, assumere il controllo genitale della donna, per avere la certezza che i figli partoriti da lei fossero stati concepiti attraverso il suo seme.  La società matrilineare durò così a lungo e si impresse tanto profondamente nella coscienza collettiva che, secoli dopo la trasformazione della società da matrilineare a patriarcale, ancora sopravviveva l'usanza della trasmissione del potere attraverso la linea femminile: in Egitto, originariamente, i faraoni salivano al trono attraverso la linea matrilineare e, nelle dinastie più recenti, il sovrano cercò sempre di legittimare se stesso sposando la sorella o la nipote e, a volte, la figlia. Anche l'ultimo faraone d'Egitto  per poter regnare, dovette sposare sua sorella di sangue, Cleopatra. 

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I millenni che seguirono però ribaltarono completamente questo stato di cose, una nuova economia, una nuova società, nuovi popoli che arrivavano dalle steppe del centro Asia e dai deserti mediorientali, portando divinità guerrieri, la vendetta degli dèi maschi si preannunciò terribile, relegarono la Dea Madre, passo dopo passo, in un angolo del focolare e la privarono di ogni potere.  La Dea perse ad essere l’unica divinità, conservando però la sua regalità. A lei doveva unirsi un uomo, non necessariamente nobile, che diventava re e governava, era lei a trasmettere il potere, ma era lui che esercitava con le leggi, i nuovi invasori si unirono alle popolazioni stanziali e imposero, nuovi usi e nuova religione. Ormai, l'autorità governativa era stata travasata in mani maschili, ed era chiaro che la nascita di nuove creature aveva qualcosa a che fare col seme maschile, essendo questo legato alla fertilità e alla nascita, quindi al potere, era ovvio che i maschi avanzassero le loro pretese sul governo delle cose. Un esempio tra tanti cito quando, nel periodo della Repubblica (aristocratica)Genovese, il Doge (eletto ogni due anni) in alcuni casi indossava la corona e lo scettro. Questa  cosa che potrebbe essere un contro senso, non lo fu poiché era resa possibile dal fatto che la Madonna era stata proclamata regina di Genova, e quindi il Doge poteva indossare le vestigia regali.
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