Filosofia Dark. Noia, disgusto, rigetto. Tre parole che descrivono le mie sensazioni quando penso a ciò che del Dark si dice oggi, nel mostruoso e venefico III Millennio. Se si legge un qualsiasi articolo ben fatto - e sono pochi da sempre - dedicato al Dark, come movimento, come filosofia, non si può che notare quanto "sottotrattato" e mal sviscerato sia il Dark-phenomenon. Considerato un atteggiamento folkloristico, oppure una moda ben riuscita, quando addirittura un semplice orgasmo sociale radicato ai primi anni '80, la Dark life o la Dark Philosophy, sono, da quando esistono, oggetto di mistificazione sociale.
La società dei cazzari e delle top model, divora con pagine di recensioni inutili, di critiche superflue e di ottusi applausi, un modo di esistere che non ha mai compreso.La società dei rimpasti di celluloide, di Internet e delle guerre programmate con un minimo di perdite calcolate, cerca di inglobare nella sua struttura qualcosa che non è per definizione strutturale o strutturato. La società "civile" e progressista ha cercato e continua a cercare di fagocitare dentro se stessa uno spirito oscuro e irriverente, quello Dark, modizzandone i costumi, cercando di specchiarne l'apparenza e fotografandone una forma esteriore per venderla come essenza pura.  Che cosa sia il Dark, i santoni antologici o i freakettoni con il soldo attaccato alla penna non lo diranno mai, ammesso che l'abbiano mai saputo. Dire che il Dark sia una moda derivante da un tipo di rock fatto di liriche pervase di pessimismo e suoni ipnotici e talvolta tenebrosi, che vuol dire? Dire che i progenitori del Dark siano i Joy Division, il cui cantante Ian Curtis muore suicida la sera dell'8 dicembre 1980, perchè non ce la faceva ad alzarsi dal letto la mattina, che significa? E dire che i Bauhaus esordivano nei loro concerti uscendo dalle bare? Ma che vuo dire tutto questo? Niente! E' puro nulla letterario Non un gruppo musicale, nè un crocefisso d'argento comprato nel negozietto figo sotto casa, nè il trucco di Robert Smith potranno mai dire cosa sia il Dark. Se non vi è una esigenza anteriore, una sostanza interiore, un percorso intimo più o meno cosciente prima del trucco e dell'abito nero, allora non vi è che apparenza. Se si vuole capire il Dark si deve andare oltre il concerto di Siouxie, oltre la lettura di Baudelaire, oltre il cerone bianco sul viso. Se si vuole capire cosa sia il Dark si deve porgere l'orecchio ai sussurri di gente anonima che si muove in nicchie oscure faticosamente conquistate in un mondo dominato da maiali molesti ed arroganti. Se si vuole ascoltare lo spirito del dark, occorre cercare chi ascolta la sua voce interiore, quella oscura e disperata, quella potente e forsennatamente irraggiungibile dalle masse che idolatrano un cantante come se fosse una divinità mentre è solo uno che ha l'ugola avvolta da una banconota verde. Spogliatevi dell'abito firmato, deponete penne o registratori portatili e camminate nudi per le strade, fino a raggiungere luoghi isolati o poco conosciuti dall'animo umano Dark.  Preparatevi ad ascoltare qualcuno che se ne frega di voi come cittadino o come quel cazzo che vi pare, ma che vi guarderà appena per non contaminare voi e non contaminare se stesso in segno di reciproco rispetto: il dialogo è un dono che va meritato!Con delicatezza ponete la fatidica domanda: che cos'è il Dark? Con delicatezza un sorriso appena accennato vi accarezzerà gli occhi, ed una voce fortemente presente ed infinitamente lontana inizierà ad esprimere suoni nell'aria che le vostre orecchie potranno tradurre in parole. Allora la vostra anima conoscerà l'oscuro segreto e si sorpenderà di quanto abbia girato attorno alla risposta, di tutte quelle volte che ha letto o scritto cose simili ma infinitamente false e sacrileghe. Lì, in quel santuario in cui sarete penetrati ossequiosi e pazienti, chiudete gli occhi, e lo spirito fervido e al tempo stesso pacato di quell'essere oscuro, vi dirà semplicemente: "Dark è volere ascoltarsi dentro anche a costo di morire". Forse allora i vostri occhi si riapriranno e inizierete a notare un viso bianco, due occhi espressivi e tristi dipinti di matita nera, due labbra appena socchiuse pittate di rosso e gli abiti scuri che nell'ombra proteggono la forma del corpo dall'offesa dello sguardo, come se esso facesse parte della notte stessa. A quel punto, prima di andare, ringraziate lo spirito Dark che vi ha parlato e voltatevi verso la luce delle strade. Il primo lampione che vi illuminerà vi riporterà alla vostra vita di sempre, ma forse l'affronterete con uno spirito diverso e arrossirete per tutte quelle volte in cui avete scritto cazzate. di Vess Savage Filosofia Dark Noia disgusto rigetto |