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Mod la rabbia lo stile l'essenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Paul Weller Mod   
Mod la rabbia lo stile l'essenza. Il modernismo (da cui modernisti, ossia MOD) come detto nel precedente post nasce in Inghilterra agli inizi degli anni 60. Le condizioni sociali del tempo furono determinanti per la nascita del movimento. I primi mod (e lo furono per un bel po’ di tempo) venivano dalla working class londinese. I tratti che li contraddistinguevano erano una gran voglia di ribellione scaturita dalle difficili condizioni in cui erano cresciuti, la vicinanza alla cultura afroamericana (soprattutto per la musica) e una passione per l'estetismo, per essere smart. Fu proprio una certa musica americana, il MODERN Jazz, ascoltata dai precursori della cultura, a dare il nome al movimento.

Al Jazz si accostarono rapidamente il Blue Beat, l'R'n'B, lo ska ORIGINAL e soprattutto il soul, ed è proprio dall'ascolto massiccio di questi dischi americani che nacque la stragrande maggioranza dei gruppi '60s inglesi, vedasi anche i Beatles e gli Stones. Tuttavia furono ben altri i gruppi che iniziarono a creare le colonne sonore della vita del mod londinese del tempo

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Chiunque ha sentito parlare dei THE WHO, sicuramente il gruppo più rappresentativo della scena sixties: Roger Daltrey, Pete Townshend, John Entwistle e Keith Moon, per lo meno nei primi anni della loro carriera, lanciarono una serie di hit indimenticabili fra cui l'inno-mod per eccellenza: MY GENERATION. Accanto agli Who v'era comunque una scena floridissima e fra i gruppi dichiaratamente modernisti ricordiamo gli Small Faces, i Kinks, gli Action e i Creation.

La vita del mod non era però solo musica e feste. I mod accordarono infatti fin da subito un'importanza capitale allo stile col quale si presentavano alla società, ideando un abbigliamento smart (vestiti di stampo italiano anni 30-40, ad esempio come quelli dei film di Tarantino, camicie innovative, giacche a tre bottoni, mocassini, polo Fred Perry e jeans
Levi's, anfibi e tipicamente britannici cappelli pork-pie) che gli consentiva di identificarsi in mezzo alla massificazione tipica dell'Inghilterra di allora. Era proprio la
necessità di identificarsi a spingere i mod verso la ricerca continua di elementi che li facessero sentire loro stessi, che esprimessero la loro individualità. 

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Ecco allora che compare sulla scena il mezzo più ECONOMICO,comodo e personalizzabile possibile: lo scooter (VESPA E LAMBRETTA), addobbato con decine di specchietti, fari e bandierine. Nacque anche da questo la forte dicotomia con i ROCKERS delle HARLEY DAVIDSON, loro acerrimi nemici.
L'uso degli scooter avanzò di pari passo all'uso di un particolare giaccone che serviva a coprire e proteggere i costosi e stilosissimi vestiti dei mod. Si trattava del mitico PARKA, giubbotto riciclato dall'esercito americano e venduto nei mercatini dell'usato (se ne trovano ancora in giro per l'Italia). Il Parka in poco tempo diventò il simbolo assoluto del MODERNISMO e tutt'oggi chi lo indossa sa di identificarsi appieno in un certo stile di vita. E' una cosa praticamente sacra, un "compagno d'avventura" del mod.
Ecco dunque che emerge da queste brevi nozioni un primo ritratto dei mod originali. giovani pieni di rabbia e voglia di riscatto (N.B.: i mod deprecano il nichilismo DI QUALSIASI SORTA e quindi non accettano appieno movimenti basati su tali idee, vedansi punk, dark e, mi sento di dirlo, grunge. Il mod afflitto da problemi economici, familiari e sociali si dà da fare per migliorare la propria situazione, sempre e comunque!!), che giravano in Vespa o Lambretta, ascoltando black music americana, vestendo nella maniera più stilosa possibile e indossando il Parka. Fu in quegli anni che si affermò quello che adesso chiamiamo british style, fatto di camicie, jeans stretti, giacche a tre bottoni, completi di velluto, giacconi sotto il ginocchio, maglioncini, gilet...e ovviamente molte aziende colsero la palla al balzo per speculare sul movimento: nessun mod oggi fa a meno di polo Fred Perry, camicie e felpe Ben Sherman e Lonsdale, anfibi Doc Martens etc.
Il modernismo non si interruppe con gli anni 60, anche se si può affermare che la vera ondata si arrestò con l'avvento del decennio successivo (la parabola è in qualche modo paragonabile al passaggio degli WHO dal Beat al Rock...). Tuttavia possiamo parlare di vari momenti mod-revival durante i quali molti giovani inglesi recuperarono gli elementi essenziali del modernismo per creare nuove correnti, misto di nostalgia e innovazione. I due periodi più importanti furono dal 1979 ai primissimi anni 80 e (cosa che forse ci riguarda più direttamente) a metà degli anni 90.
I mod-revivals ebbero luogo soprattutto per merito di gruppi musicali che ripresero tendenze (sia nella musica che nell'abbigliamento)tipicamente '60s. Così vediamo come nel '79 emersero gruppi ancora oggi fondamentali, come The Specials e Madness (per lo SKA) e Jam, leaders assoluti anche per la presenza del carismatico cantante chitarrista PAUL WELLER, il cosiddetto mod-father. Fu durante quel periodo che nacque il gruppo-mod italiano più famoso: i torinesi Statuto, seguiti da varie band che fecero nascere una scena ancora attiva.

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Gli anni 90 sono invece stati caratterizzati, sotto questo punto di vista, dal filone britpop, iniziato con i grandissimi BLUR e proseguito con gruppi come Oasis, Ocean Colour Scene, Pulp, Suede, Supergrass e ancora Paul Weller (anche collaboratore dei fratelli Gallagher in Champagne Supernova). Nonostante le differenze sostanziali(troppe e troppo particolari da elencare) con i primi mod, i revivalists conservavano nella loro coscienza i punti cardine del modernismo, tenendo sempre alto il motto guida del movimento: RAGE AND STYLE.

Nota: la piccola introduzione è a questo punto finita. Pubblicheremo parallelamente interviste, saggi, documenti e link a siti che possano chiarirvi le idee su un argomento molto sfaccettato e complesso. Io stesso in due anni non ne ho capito che una piccolissima parte e continuo a scoprire. Se posso inserire la mia personale opinione, non condivido molto l'aspetto filosofico del movimento: l'Italia di inizio millennio è troppo differente dall'Inghilterra dei Sixties e mi pare anche abbastanza ridicolo cercare di ripercorre la strada dei precursori del tempo. La vivo come posso, quando e dove posso. Ma soprattutto la vivo COME VOGLIO perché, ricordatelo, il modernismo è soprattutto valorizzazione dell'individuo e di ciò che esso può esprimere. Ogni mod scopre, adatta e migliora la tradizione precedente, in una continua evoluzione di idee e azioni. In conclusione vorrei citare due passi (un'intervista a un mod '60s e un pezzo di articolo di OSKAR Giammarinaro, leader dgli Statuto) riassuntivi e rappresentativi dell'essenza del movimento.

via: franzferdinand.it     --> fonte di sapere

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