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Monte Accoddi una misteriosa costruzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Coral Castle   
Monte D'Accoddi una misteriosa costruzione. Storia del complesso prenuragico. Il monumento, unico nel bacino del Mediterraneo, faceva parte di un complesso di epoca prenuragica, sviluppatosi sul pianoro a partire dalla seconda metà del IV millennio a.C. e preceduto da tracce di frequentazione riferibili al neolitico medio. In una prima fase si insediarono nella zona diversi villaggi di capanne quadrangolari, appartenenti alla cultura di Ozieri, ai quali si riferisce una necropoli con tombe ipogeiche a domus de janas e un probabile santuario con menhir, lastre di pietra per sacrifici e sfere di pietra. Successivamente, genti sempre appartenenti alla cultura di Ozieri costruirono un'ampia piattaforma sopralevata, a forma di tronco di piramide (27 m x 27 m, di circa 5,5 m di altezza), alla quale si accedeva mediante una rampa. Sulla piattaforma venne eretto un ampio vano rettangolare rivolto verso sud (12,50 m x 7,20), che è stato identificato con una struttura templare, conosciuta come "Tempio rosso", in quanto tutte le superfici sono intonacate e dipinte in color ocra; sono presenti anche tracce di giallo e di nero.

 All'inizio del III millennio a.C. la struttura templare venne abbandonata (si sono rinvenute anche tracce di incendio) e, ormai in rovina, intorno al 2800 a.C. venne completamente ricoperta da un colossale riempimento, costituito da strati alternati di terra, pietre e di un battuto di marna calcarea locale polverizzata. Il riempimento è contenuto da un rivestimento esterno in grandi blocchi di calcare. In questo modo venne creata una seconda grande piattaforma troncopiramidale a gradoni (36 m x 29 m, di circa 10 m di altezza), accessibile per mezzo di una seconda rampa, lunga 41,80 m, costruita sopra quella più antica. Questo secondo stantuario, conosciuto anche come "Tempio a gradoni" ricorda nel suo complesso le contemporanee ziqqurat mesopotamiche. È stato attribuito alla cultura di Abealzu-Filigosa

L'edificio conservò la sua funzione di centro religioso per diversi secoli e venne abbandonato con l'età del bronzo antico: intorno al 1800 a.C. era ormai in rovina e venne utilizzato saltuariamente per sepolture.

Durante la seconda guerra mondiale fu danneggiata la parte superiore dallo scavo di trincee per impiantare sull'altura delle batterie contraeree. Gli scavi archeologici furono condotti da Ercole Contu (1952-1958) e da Santo Tinè (1979-1990).

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Tempio - altare di Monte d'Accoddi (Porto Torres) fase Filigosa
Ricostruzione grafica a cura della Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro

Gli scavi di Monte D'Accoddi

Gli scavi che hanno dato alla luce il monumento sono stati quelli seguiti da Ercole Contu. E’ una grande struttura troncopiramidale (m 36 x m 29) costruita su grandi blocchi affiancati riempiti di materiale quale terra, pietre, albino. E’ stata considerata l’unico esempio di ziqqurat dell’intera Europa.

Il tempio è stato datato risalente al 4500 a.C., al Neolitico Medio, quando vi erano insediamenti di capanne a pianta circolare di paglia e legno. L’area sacra è impreziosita dalla presenza del menhir e da un altare sacrificale, oltre che da un omphalos o pietra rotonda. Questa pietra è assai curiosa se si pensa che letteralmente significa "ombelico" e che la sua funzione non è ancora stata scoperta. Si pensa che così lavorata potesse simboleggiare un luogo sacro, dove la realtà del mondo (pietra) era toccata da quella del divino (sfera).

All’inizio vi era solo una rampa alla cui sommità vi si trovava un edificio che era il tempio vero e proprio, intonacato di rosso ocra, ma di esso resta oggi solo il pavimento. Probabilmente distrutto da un incendio, venne innalzata la piramide con una seconda terrazza e ricostruito il tempio.

Esiste all'interno una camera, di cui ancora non se ne conosce il contenuto, per via del forte pericolo di frana che potrebbe far crollare tutto. Forse, proprio come nelle ziqqurat mesopotamiche, vi si trova ancora il letto sacro sul quale il sacerdote si accoppiava ogni anno con una vergine per il rituale della fertilità della terra.
Anche se ziqqurat significa letteralmente il tempio del sole, questo santuario fu dedicato a due divinità lunari, il dio Narma e la dea Ningal.
Fu abbandonato come luogo e come culto verso il 1800 a.C. quando in Sardegna si diffuse una nuova cultura, quella dei “Bonnanaro” dedita a rituali legati ai nuraghi.
Il luogo fu utilizzato in seguito come tomba, fu trovato risalente alla prima Età del Bronzo, una sepoltura di un bambino con tutto il suo corredo funerario.
Purtroppo verso i giorni nostri la piramide fu utilizzata come luogo di avvistamento e difesa militare, vi fu scavata persino una trincea che procurò danni irreparabili.

Sul retro del santuario è possibile trovare una stele in granito su cui è scolpita una figura femminile, probabilmente la divinità venerata sul Monte. Ed è proprio questa figura la protagonista della nostra leggenda.


pietra omphalos

La leggenda di Monte D'Accoddi

Chi ha fatto costruire una ziqqurat mesopotamica proprio qui? La Sardegna, anche se può sembrare un luogo isolato e difficile da raggiungere, al contrario un tempo era un importante punto di approdo di moltissime civiltà, egiziane, romane, greche, fenice, mesopotamiche.

Una leggenda narra che la piramide fu voluta da un re mesopotamico di nome Uruk, principe-sacerdote delle sue terre, che fuggito chissà per quale motivo, si stabilì in terra sarda con tutta la sua tribù. Dopo aver pensato alle capanne decise di erigere come protezione anche un tempio, qualcosa che fosse in relazione conla sua religione, una ziqqurat, ma, invece che dedicarla al sole (ziqqurat significa infatti il tempio del sole) decise di dedicarla alla Luna. Vennero portate pietre dalla costa che miste al calcare del posto davano vita alla costruzione di volta in volta. Il lavoro era complesso, dato che all'interno della struttura venne scavata una stanza, e, il tutto, doveva sostenere il tempio posto alla sommità. Una scala verso io cielo, che doveva insegnare il percorso spirituale verso l'immortalità. Una notte Uruk fu visitato da una donna bellissima che gli disse di mostrargli il tempio. Re Uruk le rispose che non era possibile finchè non fosse terminato, ma la fanciulla gli fece visita tutte le notti successive con la stessa richiesta. Un giorno però gli disse qualcosa di diverso, ovvero di correre ai ripari perchè sarebbe arrivata una terribile tempesta che avrebbe raso tutto al suolo. Lo salutò e fu quasi un addio, dato che gli accennò che non si sarebbero più rivisti, ma se un giorno fosse tornata, sarebbe stato per sempre.

La tempesta infine arrivò, ma il re ebbe tutto il tempo per proteggere il suo popolo. Tutto veniva devastato dalla forza della natura, tranne un elemento, che sembrava quieto nel cielo, era la luna, placida, che lo osservava dall'alto.
Quando infine tutto si placò, di fronte ad Uruk si parò uno spettacolo imprevisto. Al posto del santuario vi era una collina, tutto era stato ricoperto. Forse così aveva desiderato le Dea che ormai aveva compreso essere stata quella donna. La dea che aveva rinunciato alla sua divinità per amore e per diventare una donna aveva distrutto il tempio a lei dedicato.
Re Uruk decise di tornare a casa, in Mesopotamia, sicuramente con lei, con la quale avrebbe trascorso il resto della sua vita.

scultura femminile

Effettivamente Monte D'Accoddi fu scoperto proprio così, scavando una collina di terra; si decise di farlo perchè la collina era troppo anomala agli occhi che passavano di lì per caso, una collina quasi artificiale in un luogo pianeggiante.
Ancora oggi permane un fortissimo senso di sacralità che non può far a meno di invadere chi si reca in questo luogo sacro.

Monte D'Accoddi  fattori arcani di un'antica e misteriosa costruzione

Durante il Neolitico Recente, si hanno le prime costruzioni megalitiche, l'esempio piu' eclatante ci sembra essere la Ziqqurath o Altare preistorico di Monte d'Accoddi a circa undici km da Sassari (ci si arriva facilmente, per chi proviene da Sassari, svoltando a sinistra in prossimita' dell'apposito cartello indicatore). Nello stesso periodo vengono eretti i menhir, detti anche betili; in sardo "perdas fittas", si tratta di grossi massi allungati


altare sacrificale


menhir sacro

piu' o meno rozzamente lavorati e infissi nel terreno, simbolo della divinita' e oggetto di culto. In questo periodo si costruiscono i primi dolmen, che sono costituiti da quattro lastroni verticali, piu' un quinto lastrone come copertura. Ma, ritorniamo all'Altare Preistorico o Ziqqurath di Monte d'Accoddi. E' lungo ben 75 metri, compresa la rampa di accesso, ed era alto 37; attualmente e' alto 8 metri. Il sito ricadeva nell'Azienda Agraria E.T.F.A.S. (Ente Trasformazione Fondiaria e Agraria della Sardegna), di Monte d'Accoddi, in regione Ponte Secco, i cui terreni erano stati da poco espropriati all'On. A. Segni, che, allora Ministro dell'Agricoltura, della Riforma Agraria era stato primo propugnatore. Gli scavi in loco ebbero inizio nel 1952. A quei tempi quella che oggi e' la Ziqqurath, era una modesta collinetta; alla luce del sole esisteva solo un lastrone con uno scolatoio e cinque passatoi, si poteva vedere chiaramente che sotto detto lastrone veniva acceso del fuoco. Sotto, e di fianco ad esso, bucce di lumache e conchiglie. Il lastrone serviva per cuocervi carni di prede catturate, o era un'ara sacrificale o, ancora, vi si cuoceva il cibo per coloro che assistevano ai riti religiosi? Si notavano nel podere in cui sorge l'altare preistorico, ma da questo alquanto distanti due pietre di forma allungata e conficcati nel terreno "betili", appunto che rappresentavano simboli fallici, ed un'altra pietra tondeggiante, rozzamente lavorata, con incise delle coppelle, che rappresentava la fertilita'. A causa del gran numero di frecce, coltelli, raschiatoi ed altri utensili, forse legati alla filatura della lana, affioranti sul terreno da poco dissodato dai lavori di scasso e aratura profonda della predetta Riforma Agraria, non sembra sbagliato ipotizzare che sul posto esistesse una fabbrica di utensili per il fabbisogno della gente del posto o, per gli scambi commerciali con altri popoli o tribu'. Potra' sembrare un'esagerazione, mentre e' realta', in superficie, si trovavano, come gia' detto, punte di frecce, coltelli e raschiatoi di selce, in notevole quantita'. Dall'altro lato della strada per P.Torres (Ponte Secco e' divisa in due, dalla superstrada), dai Caterpillar che procedevano ai lavori di scasso dei terreni, per l'impianto dei vigneti-oliveti, fu per caso scoperchiata una tomba di forma circolare con cellette attorno ad una centrale; naturalmente i lavori furono immediatamente sospesi e ne fu tempestivamente informata la Soprintendenza ai Monumenti e Antichita' di Sassari-Nuoro che provvide ad inventariare il sito. Ma ritorniamo al punto piu' importante, all'Altare preistorico. I lavori gia' iniziati, come abbiamo detto nel 1952 procedettero a rilento, come sempre accade da noi fino al 1958; servirono a fugare ogni dubbio, non si trattava di una costruzione nuragica. Per anni quel cumulo di terra, fu ignorato. I lavori furono ripresi nel 1979, credo per la tenacia del Prof. E. Contu, insospettito da quella collinetta che contraddiceva al resto del podere pianeggiante, volle vederci chiaro e decise di scavare per portare, alla luce quello che e' l'Altare Preistorico: la Ziqqurath di Monte d'Accoddi. Tuttavia, ancora oggi resta il mistero di questo monumento che ricorda le Ziqqurath del Medio Oriente.

 Chi costrui' quell'altare, che scopo aveva quella costruzione? Religioso, certamente, le capanne che circondano l'altare starebbero a dimostrare che di un luogo di culto, si trattava; ma chi edifico una costruzione che, inequivocabilmente, ricorda le Ziqqurath del Medio Oriente, ma che non trova altri riscontri sia in Sardegna che in tutta il bacino del mediterraneo? Credo che a meno di studi successivi o di altri ritrovamenti, il mistero restera': quello che non e' un mistero e' che la Ziqqurath di Monte d'Accoddi, e' l'unico esempio in Europa, di questo tipo di costruzioni. Per quanto a conoscenza del sottoscritto, lavori di ricerca vengono tuttora svolti sotto la responsabilita' del Prof. Santo Tin�, del Dipartimento di Archeologia dell'Universita' di Genova. In occasione della recente visita all'Altare di Monte d'Accoddi ci e' stato consegnato un opuscolo di Fulvia Lo Schiavo, Soprintendente Archeologico per le Province di Sassari e Nuoro che ci ricorda che durante l'ultima guerra la posizione dominante di quella che io continuo a chiamare collinetta, data la sua posizione dominante, sul restante territorio circostante, venne scelta per sistemare ai suoi quattro angoli delle batterie contraeree; la sistemazione di tali batterie costrinse a scavare una trincea di collegamento, che provoco' guasti irreparabili agli strati superiori della seconda piramide. Dai dati degli scavi risulta che la prima piramide venne distrutta da un incendio; la piramide venne ricostruita e un nuovo luogo di culto venne costruito, sopraelevato di diversi metri e cosi anche la rampa e la piramide vennero ricostruite ed ampliate. La seconda piramide resto' in uso fino al Calcolitico (Eneolitico,periodo preistorico in cui assieme alle pietre, si comincio' ad utilizzare i metalli), come confermano i reperti delle Culture di Filigosa-Abealzu, di Monte Claro e del vaso Campaniforme ritrovati nelle capanne che sorgono alla base della Ziqqurath. Mentre e' quasi certo che all'epoca della Cultura di Bonnanaro, della prima eta' del Bronzo, (verso la fine del III, inizio del II millennio), la piramide come luogo di culto, non doveva essere piu' in uso. Io spero che un giorno luce completa venga fatta su questa singolare costruzione che, come abbiamo gia' detto, trova riscontro solo nelle simili costruzioni mesopotamiche.

Tutti gli scavi fin qui condotti hanno fatto luce sulla sacralita' del sito, ma ci lasciano completamente all'oscuro di quale popolo abbia eretto un cosi singolare monumento: un popolo venuto dal Medio Oriente e poi integratosi con le popolazioni del luogo? E perche' solo un Altare per quanto singolare? Non dimentichiamo che i nuraghi, che vengono qualche migliaio di anni dopo, si contano in oltre settemila; ancora, perche' solo a Monte d'Accoddi e non in altra localita' della Sardegna; d'accordo la funzione dei nuraghi e' di natura completamente diversa: di carattere religioso l'una, difensiva-abitativa l'altra. Ma il mistero e' tuttora da risolvere e chissa' quando e se mai verra' risolto. Abbiamo gia' indicato come vi si giunge provenendo da Sassari, per chi viene da Porto Torres, subito dopo il bivio per Bancali, si trova l'accesso al Sito di Monte d'Accoddi; dopo un centinaio di metri sulla destra un ampio parcheggio, pochi passi ancora e troverete l'Antiquarium con pannelli didattici che spiegano la cronologia degli scavi e il succedersi delle varie fasi del monumento. Sul posto un gruppo di ragazze sono pronte ad accompagnarvi per una visita guidata. Il Sito e' visitabile tutti i giorni feriali e festivi (eccetto Natale e il primo dell'anno) dalle ore 8:00 alle ore 17:00 (ottobre-marzo) oppure dalle 9:00 alle 18:00 (aprile-settembre). I servizi in loco, visite guidate comprese sono gestiti dalla coop. Thellus. Una notevole quantita' di reperti ritrovati in loco e' esposta nella Sala di Monte d'Accoddi del Museo G.A. Sanna di Sassari.

Come arrivare  Monte D'Accoddi

Sulla S.S. 131 in direzione di Sassari, superato il bivio per Platamona (al Km 222,3), si trova una strada, segnalata da cartelli turistici, che conduce al parcheggio con biglietteria. Proseguire a piedi per 100 m su una stradina lastricata che conduce al cancello di ingresso dell'area archeologica. Provenendo da Sassari è necessario arrivare al bivio per Bancali e qui svoltare a sinistra per immettersi nella corsia opposta e ritornare verso l'area archeologica.

Il contesto ambientale di Monte D'Accoddi

L'area archeologica è situata in prossimità del margine del pianoro scavato dal rio d'Ottava, nella Nurra, regione della Sardegna nord-occidentale.

Descrizione Monte D'Accoddi

 

Il complesso comprende un altare, un villaggio e una necropoli ipogeica.
L'altare è unico nel suo genere nell'isola e nel Mediterraneo occidentale. Si compone di grande terrazza tronco-piramidale (m 36 x 29; alt. m 5,40) e di una lunga rampa d'accesso trapezoidale (lungh. m 41,80; largh. m 7,00/13,50; alt. m 9,00). La muratura esterna è costituita da filari irregolari di grandi blocchi calcarei sommariamente sbozzati. La struttura contiene un riempimento stratificato di terra e pietre.
L'edificio si sovrappone ad un altare precedente formato da una terrazza quadrangolare di minori dimensioni (m 23,80 x 27,40; alt. m 5,50) e da una rampa (lungh. m 25; largh. m 5,5).
Sulla sommità della terrazza era situato il sacello rettangolare (m 12,85 x m 7,20) intonacato di ocra (il "tempio rosso"), del quale si conservano il pavimento e, in parte, il muro perimetrale (alt. m 0,70) con ingresso fiancheggiato da due buche; altre buche, destinate a contenere le travi portanti della copertura a doppio spiovente, sono presenti nel pavimento del vano.
Questo primo altare venne edificato in una fase evoluta di cultura Ozieri (3200-2800 a.C.) al centro di un coevo abitato di capanne quadrangolari, e sopra i resti di un più antico villaggio di capanne circolari forse risalente a fasi di cultura San Ciriaco (3400 a.C.).
Del villaggio Ozieri si conservano alcuni elementi collegati con la sfera del sacro: una tavola per offerte di trachite di forma irregolare (m 2,80 x m 2,18) - a ridosso del lato destro della rampa – e un menhir (alt. m 4,44) sul lato s., rialzato in anni recenti.
L'incendio dell'altare, ai tempi della cultura Filigosa (2800 a.C. circa), rese necessaria la realizzazione di una nuova struttura, quella oggi conservata.
Risale forse a questa fase un lastrone trapezoidale calcareo (m 3,15 x m 3,20) - situato nei pressi della rampa – poggiante su tre basi litiche e fornito di sette fori ai bordi e di un inghiottitoio naturale sottostante: forse una tavola per sacrifici cruenti.
Vicine al lastrone, ma estranee all'area archeologica, sono due pietre calcaree sferoidali di natura sacra (circonf. m 4,85; alt. m 0, 90 - diam. m 0,60).
Altre tre stele calcaree provengono dall'edificio: una (dentro la rampa), frammentaria (m 0,40 x m 0,36), presenta una losanga e delle spirali; la seconda (lato N della terrazza), alta m 1,15, mostra una figura femminile stilizzata; la terza (angolo d. della terrazza), ellittica (m 0,28 x m 0,18), è segnata da 13 scanalature parallele attraversate da almeno altre due perpendicolari.
Le capanne del villaggio che circondano l'altare e la rampa – risalenti in parte alla fase Abealzu (2600 a.C.) - hanno muri rettilinei formati da uno zoccolo di piccole pietre sul quale si appoggiava una struttura di mattoni crudi o di canne e frasche intonacata. Pali conficcati dentro buche nel pavimento sostenevano tetti di frasche a uno o due spioventi. I vani presentano focolari rettangolari, con bordo in rilievo, fatto di argilla.
Tra le strutture scavate è particolarmente interessante la "capanna dello stregone" - situata presso l'angolo NE della terrazza – trapezoidale, con 5 ambienti di forma irregolare coperti da un tetto ad unico spiovente; la capanna deve il nome a una punta di corno bovino e ad alcune conchiglie bivalvi trovate entro una brocca.
Il sito fu frequentato ancora ai tempi della cultura Monte Claro, del Vaso campaniforme e Bonnanaro, e più sporadicamente, in età nuragica, fenicio-punica, romana e medievale.
La necropoli è scavata nella parete calcarea prospiciente il corso del rio d'Ottava, a 500 m dall'altare. Si compone di otto ipogei pluricellulari spesso decorati da protomi bovine e da elementi architettonici.

via: it.wikipedia.org- luoghimisteriosi.it - sardegnacultura.it

Monte D'Accoddi una misteriosa costruzione

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